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mercoledì 5 settembre 2018

la rima

la rima

Più versi raggruppati in un periodo ritmico formano una strofa; l'elemento più evidente di legame strofico è la rima, cioè la concordanza di due o più versi delle sillabe finali a partire dalla vocale su cui cade l'accento tonico. Talora benché raramente, la rima  si trova all'interno del verso (rima interna); quando la rima interna coincide con la cesura, si ha una rima al mezzo; come avviene nei celebri versi leopardiani :

Passata è la tempesta
odo augelli far festa, e la gallina ....

Invece della rima, come elemento di corrispondenza ritmica possiamo trovare al coincidenza delle vocali finali ma non delle consonanti : è l'assonanza :

Laudato si' mi' Signore per frate veno
e per aere ed nubilo et sereno er onne tempo (S. Francesco).

Invece l'identità delle lettere dopo la vocale tonica si definisce consonanza :

1) rima baciata o accoppiata  : si sussegue in versi consecutivi secondo lo schema AA

Nella Torre il silenzio era già alto.
Sussurravano i pioppi del Rio Salto ( Pascoli).

2) rima alternata : in una strofa i versi pari rimano con i pari ed i  versi dispari con i dispari ABAB :

E s'aprono i fiori notturni
nell'ora che penso ai miei  cari
Sono  apparsi in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari. (Pascoli).

3) rima incrociata  o chiusa : il primo verso rima con i quarto il secondo con il terzo; schema ABBA :

Non temere, o uomo dagli occhi
glauchi! Erompo  dalla corteccia
fragile io ninfa boschereccia
Versilia, perché non mi tocchi (  D'Annunzio)

4)  rima incatenata ( o terza rima) : in una serie di terzione il verso intermedio di ognuna rima con i versi estremi della successiva; schema ABA BCB CDC.

Era poc'anzi nella valle il ronzo
dell'altre sere. Ogni  campana prese
poi sonno in una lunga ansia di bronzo.
Si dicevano Ave! Ave! le chiese,
e i vecchi preti, che ristanno un poco
con le mani alle funi anco sospese ( Pascoli )

5)  rima invertita : le rime di una strofa sono riprese in ordine inverso nella strofa seguente ; schema ABC CBA (o BCA)

perché con li cadrà quella speranza
che ne fe' vaneggiar si lungamente
e 'l riso' 'l pianto, e la paura e l'ira
si vedrem chiaro poi come sovente
per le cose dubbiose altri s'avanza
e come spesso indarno si sospira (Petrarca)

La diversa disposizione delle rime  caratterizza le varie strutture strofiche, che di solito  prendono il nome dei versi che le compongono : ecco i principali :

1) il distico è formato da una coppia di versi per lo più endecasillabi, a rima baciata;

2)  la terzina è la strofa a tre versi solitamente endecasillabi, legata alla serie di altre terzine, come si è visto dalla rima incatenata o invertita;

3)  la quartina è la strofa di quattro versi  legati dalla rima alternata o dalla rima incrociata;

4) la sestina raccoglie sei versi, di solito endecasillabi o settenari, con rima alternata per i primi quattro  e baciata per gli ultimi due secondo lo schema ABABCC;

5)  l'ottava è una serie di otto endecasillabi, a rima alternata per i primi sei e baciata per gli ultimi due, secondo lo schema ABABABCC. E' la strofa tipica della poesia epica.

La strofa ha la sua collocazione all'interno dei una particolare composizione poetica, in cui si trova il suo ampliamento  ritmico. Abbiamo già visto come una serie di terzine costituiscano un insieme collegato dai richiami ritmici della rima.
Tra gli altri componimenti propri della tradizione della poesia lirica ci limitiamo ad indicare i più tipici e ricorrenti nel corso dei secoli :

1) il sonetto  è costituito da 14 endecasillabi divisi in due quartine e due terzine; di solito la rima alternata o incrociata lega tra loro rispettivamente le due quartine e le due terzine.
E' il componimento più tradizionale della poesia lirica, usato per esprimere ogni genere di argomenti prevalentemente per lirica d'amore. Con l'aggiunta di un gruppo di versi, di solito tre, legati in rima all'ultima terzina si ha il sonetto caudato, usato nella poesia scherzosa e satirica.

2)  La canzone fu per alcuni secoli la forma più alta e dignitosa di componimento poetico; portata a perfezione  dal Petrarca, si divideva in strofe  cui si dava il nome di stanze, composte di endecasillabi e settenari alternati e rimati secondo uno schema fisso; di solito  si chiudeva con una strofa più breve che si definiva commiato.

Una fondamentale innovazione fu portata in questo schema dal Leopardi con la canzone libera : la canzone leopardiana consta di un numero variabile di strofe senza schema fisso, in cui cioè endecasillabi  e settenari  si alternano senza regolarità e senza precisa disposizione di rime, seguendo l'esigenza interiore di ritmo dell'animo del poeta.

Dalla canzone petrarchesca derivano nel corso dei secoli forme di componimento diverse: la canzonetta ( o anacreontica) di solito composta di versi brevi (settenari o ottonari) e di contenuto amoroso : l'ode  (prevalentemente di settenari )  di intonazione morale, civile, amorosa; l'inno  di contenuto religioso.

La scelta degli schemi delle rie e delle strofe non è mai  casuale : essa corrisponde ad un'esigenza del discorso poetico sottolineando l'intensione di isolare o collegare tra loro argomenti in successioni più rapide  o più ampie.
Ad esempio l'ottava spesso coincide con un periodo compiuto e con un discorso autonomo e ripreso per continuità o contrapposizione con l'ottava seguente; la terzina dantesca, con un intreccio di rime, presuppone un discorso che si sviluppa per sovrapposizioni  successive. Sono quindi due forme strofiche più adatte ad una comunicazione  poetica di tipo narrativo ed enunciativo.
Ma soprattutto occorre tenere presente che ogni verso  ha una sua caratteristica ritmica che l'eventuale presenza della strofa rappresenta quindi una sovrapposizione di un ritmo più ampio  e generale che raccoglie e completa strutture ritmiche individuali e parziali, appunto singoli  versi; la lettura poetica dovrà far risalire sia la circolarità ritmica della strofa, sia all'interno di essa, la cadenza dei singoli versi.
Questo andamento ritmico può inoltre essere spezzato e variato legando più direttamente versi consecutivi  attraverso quella particolare inarcatura che si suole indicare con il termine francese di
emjambement.
Esso consiste nel prolungamento di uno stretto rapporto di enunciazione tra la fine di un verso e l'inizio del successivo (es. tra attributo e sostantivo ).

ma sedendo e mirando, internati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo .... (Leopardi)

L'emjambement crea una nuova unità ritmica che non annulla ma si sovrappone a quella normale del verso suscitando a volte una forte spezzatura della strofa.

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